Daniel Vigne, « Lanza del Vasto alla Sorbona », dans Arca Notizie. Quadrimestrale della Comunità dell’Arca in Italia, 2006. [pdf]
Lanza del Vasto alla Sorbona
Che mi sia permesso, alla soglia di questo incontro universitario, di dividervi un doppio sentimento. Di gioia e di gratitudine, da una parte, perché questo soutenance suppone che le mie ricerche sono giunte infine al loro termine, li avevo cominciati in un altro secolo, e perché la vostra presenza mi assicura che il risultato di questo lavoro ha, di di meno, meritati la vostra attenzione. Di leggera inquietudine, altro parte, perché, venendo da lontano, pensavo che saremmo stati in molto piccolo comitato, ciò che non è affatto il caso, e soprattutto perché dopo gli anni di lavoro in solitario, si tratta oramai di esaudire, in pubblico, le attese di una giuria obiettivamente prestigiosi, non è adulazione di dirlo, dunque legittimamente esigente.
Ma un terzo sentimento (trinità spirituale obbliga) aiutami a sormontare la tensione tra gioia ed inquietudini. Questo sentimento è quello di un debito e di una necessità che doveva essere onorato. Un debito morale, di accesso, perché, come molto altri, ho ricevuto di questo éveilleur incomparabile che fu Lanza del Vasto l’impulso decisivo che mi ha girato verso la filosofia come » saggezza di amore » ; ciò che avevo ricevuto, dovevo, volevo renderlo. Una necessità scientifica, anche, perché occorreva che fosse intrapresa un studio attento e completo della filosofia teorica di Lanza del Vasto, a partire dai testi più vecchi, : i Viatici degli anni 1920 e 1930, le tesi e numerosi frammenti inediti, e certamente i circa quaranta libri pubblicati. Sì, questo vasto corpus doveva essere studiato in modo metodico, per liberare ne la struttura e la portata, e per mettere al tempo stesso in valore il sistema di pensiero rigoroso e sottile, classico ed innovatore che sottende tutta l’opera. Infine, per compiere questo compito, occorreva un artigiano appropriato ; si trova che lo sono stato.
Da dove, un riorientamento liberatorio : oggi come lungo questo lavoro, il mio scopo è meno fare valere il mio talento che quello di Lanza sé, in quanto autore di cui il valore e l’originalità, fino qui, non sono state conosciute sufficientemente e riconosciute. Lo confesso volentieri : dietro i1. 123 pagine di questo testo mio, si tiene un pensiero che non è mio. Il mio scopo era di fare conoscerla, senza ambizione particolare, senza mirata apologetico, senza partito preso ideologico, con la felicità dell’archeologo che mette aggiornati una città antica o un tesoro. Così dunque questo lavoro è stato fatto, questo è innanzitutto perché mancava ; e se esiste oggi, non è come lo sgabello di una gloria personale, ma affinché sia offerto all’università francese e che ne faccia il suo bene.
Essendo spiegatomi sulle motivazioni della mia ricerca, amerei, brevemente, dare un’idea del suo metodo, dei suoi risultati, ed infine dei suoi prolungamenti eventuali. Metodo, di accesso. Ne occorreva, perché come l’ho detto, il corpus è vasto, e di tanto più interessanti di quanto egli sia in parte inedito. Ringrazio infinitamente gli eredi spirituali di Lanza di avermi permesso di lavorare su questi preziosi archivi. La decifrazione dei manoscritti, la loro traduzione, la loro indicizzazione informatica è durata due anni µY parallelamente ad un mestiere che prende, si intende. Ma l’austerità di questo lavoro di fondo era compensata largamente dalla bellezza dei testi, la loro estrema precisione, la loro scrittura calligrafica cosparsa di blasoni, di animali stilizzati… addirittura di disegni ingenui al Picasso !
Attraverso questa investigazione, si confermava poco a poco l’intuizione di partenza : che il pensiero teorico di Lanza del Vasto era molto più completo di quanto si non avesse più crederlo. Certo, i due volumi dei Viatici pubblicati, così come la Trinidad spirituale sembrata nel 1971, ne davano le grandi linee. Ma scoprivo negli inediti, e soprattutto nei testi in italiano, degli sviluppi di una stupefacente ricchezza. Affrontando le grandi domande della filosofia classica sullo spazio ed il tempo, l’essere e l’apparenza, la materia, il nulla, i limiti della nostra conoscenza, Lanza portava delle risposte nuove ci. Soprattutto, egli impulsait un stile, proponeva un modello concettuale di cui la pertinenza e la fecondità erano evidenti.
Tuttavia, i locali del puzzle o le pietre del monumento restavano disperse. Di queste migliaia di pensieri notati nei Viatici, Lanza non ha potuto fare la sintesi sperata. No che non abbia provato : questo progetto l’ha abitato tutta la sua vita. Dopo la sua tesi di dottorato di 1928, sostenuta il 21 giugno, 77 anni fa esattamente, intraprende la redazione di una nuova tesi, argomentata più, confrontando si al pensiero di Hegel come la prima affrontava queste di Cartesio e di Kant. A questa epoca, frequenta dei grande nomi della filosofia francese : Gabriele Marcel, Maurice di Gandillac, più tardi Simone Weil, e descrive loro la sua futura cattedrale. Sogna di insegnare all’università di Pisa di cui il suo direttore di tesi, Armando Carlini, è Rettore. Ma alla 164 pagina del testo, nel mezzo di una meditazione abbagliante sul Tempo, perde piede e rinunci. » Compresi, dirà che tutta la filosofia non poteva rendere conto dell’esistenza di una mosca. Presi dunque la strada ed il mare per andare a guardare il mondo negli occhi » dunque. Di là i suoi viaggi in Mediterraneo ed in India, il suo incontro con Gandhi ed il non violenza, il suo impegno comunitario, la sua missione di Servitore di pace
Tale è il Pellegrino che abbiamo conosciuto, con la sua alta statura ed il suo profilo patriarcale. Aveva rinunciato a fare valere la sua immensa cultura, dando tutte le sue forze alla testimonianza di vita che portava la sua comunità, ed ai compiti di organizzazione che gli sono costati molto. Ma dietro l’uomo di azione, e come nascosto ne egli, rimaneva il filosofo al pensiero acuto, contrassegnato per l’amore del concetto, l’amore del concetto, per la riflessione speculativa e critica, con un gusto pronunciato per le domande metafisiche. I taccuini del Viatico in che non smetterà mai di scrivere, ne manifestano : fino alla fine, e quasi in segreto, Lanza restò il pensatore appassionato che era stato a Firenze ed a Pisa. Negli anni 1970, quando si isola durante le settimane in una biblioteca di Marsiglia, non è non questo con un tipo di giubilo che rilegge la Scienza della logica di Hegel, ma tanto Sartre e Heidegger, o ancora l’enorme tesi di Krempel su La Dottrina della relazione da santo Thomas ? Nei Quaderni di minute di questi anni, delle lunghe note attestano il suo interesse per gli autori tanto diversi che ottava Hamelin o Gaspard Lacuria senza parlare di Nicolas di Cues per cui la sua ammirazione è sempre stata totale.
Ma ritorniamo alle nostre ricerche. Dopo avere messo tutti questi testi in ordine, senza risolvere, del resto, certe domande riguardo le date dei manoscritti, bisognava fare la scelta di un piano. Un passo di tipo cronologico, preoccupata di segnare delle evoluzioni e dei cambiamenti, non era pertinente. Difatti, nelle sue grandi linee, la filosofia dell’autore è definita fin dall’inizio e non varierà. Il 3 aprile 1921, non aveva vent’ anni !), il principio è dato : » Tutte le operazioni dello spirito consistono in inventare, constatare, elaborare ed esprimere dei rapporti e dei rapporti di rapporti. È un tessuto di rapporti. E lo spirito è in sé stesso un rapporto. Questo è perché è una trinità. Ecco di che cosa pensare per tutta la vita. Ecco una chiave per aprire ogni cosa. »
Anche se si può segnare qui o là alcune esitazioni o cambiamenti di capo, particolarmente sulla domanda del Tempo e del Movimento, nell’insieme Lanza custodisco le sue intuizioni iniziali con una costanza stupefacente. Un piano tematico e sistematico era più fedele al suo pensiero dunque ; di dove l’organizzazione dei miei diciannove capitoli, contrassegnati per un sforzo di chiarezza che delimita nettamente gli argomenti abbordati, e che dentro a ciascuno di essi, procedi in modo tanto leggibile ed ordinata che possibile. Mi si scuserà, spero, questo carattere un poco didattico della riflessione. Ma la materia era così abbondante che mi è sembrato necessario di stringere da vicino le idee e di evitare ogni dispersione.
Di dove un testo ricco in citazioni e riferimenti, con vicino a5. 000 chiamate di note, ma che si crede ininterrotto ed unificato in quanto al contenuto. La sintesi e la redazione mi hanno chiesto quattro anni, il doppio del tempo dell’analisi. Credo potere dire che ho lavorato con rigore, nel rispetto scrupoloso del pensiero dell’autore, particolarmente quando avvicinavo dei testi che erano stati redatti, talvolta, alle epoche molto differenti della sua vita. Certo, su ogni argomento, la scelta delle citazioni, ed all’occorrenza il modo di tradurrli, impegnavano inevitabilmente la mia interpretazione dei testi ; l’obiettività pura non esiste. Ma ho voluto che questa sintesi sia affidabile, e possa servire ad altri ricercatori.
Che cosa dire, adesso, dei risultati di questo lavoro ? Tentiamo di riassumere ne a grandi tratti le tre parti.
1. La prima, toccando la Sensibilità e le Arti, potrebbe sembrare marginale e poco filosofico. Egli ne non è niente, se si prende sul serio la chiamata di Lanza a ritornare al sensibile altri diranno » alle cose stesse » ˜g³ come alla sorgente permanente della vita dello spirito. È nella sua relazione concreta al mondo, sono per gli occhi, gli orecchi e per tutti i sensi, che lo spirito si lavora e si esprima.
Questo importante richiamo pone il nostro autore nella linea del realismo aristotelico, ma anche della fenomenologia contemporanea. Più profondamente, ci rivela a che punto Lanza fu sé un essere sensitivo, un artista vibrante, penetrato dal mistero e la bellezza delle cose. La sua riflessione sull’arte che è quella di un medico, ne manifesta, e lei non riguardo che alcuni rari eletti : invita ogni uomo a tornare, per così dire, il suo sensibilità impressive in genio espressivo. A farsi artista, per una fecondazione reciproca del dentro e dell’esterno, del ricevimento e della creazione. L’arte non è per lo spirito una civetteria facoltativa, ma il suo sboccio necessario. Occorre all’uomo della bellezza per vivere. In un mondo dove l’utile ed il redditizio schiacciano tutto sul loro passaggio, questo richiamo, in quanto a lui, non ha niente di superfluo.
Il Sistema delle Arti proposte da Lanza è a comprendere nella stessa prospettiva. Non è un gioco dell’intelletto, un puro schema formale, ma un modello antropologico. Dice come l’uomo, tutto l’uomo, può impadronirsi sensibilmente del reale e trasfigurarlo in bellezza. La Pittura e la Scultura, questo essere-a-dire il Plastico, danno forma alle cose, per il rer in bellezza. La Musica li fa vibrare, per l’udito, nel tempo. La Poesia, arte completa, celebre il mondo per il linguaggio, tanto è vero che la magia dell’arte culmina nella parola ed il verbo.
Ma l’estetica culmina anche per questo » settimo senso » che è il sesso, nell’erotico come arte di amare. Spero di sorprendere non abbordando questo tema ; ma è evidente che la relazione innamorata, nel suo mistero e la sua fragilità, rappresenta per Lanza il paradigma di ogni filosofia relazionale. La polarità del maschile e del femminile, e più precisamente il fascino per la Donna, traversa del resto ogni suono Di ciò perciò, ho dovuto rendere conto, con, spero, la sobrietà che invita.
2. Dopo la Sensibilità e le Arti, la seconda parte tratta di l’Intelligenza e la Scienza, questo essere-a-dire lo Scibile razionale. Avendo insistito sul carattere incarnato dello spirito, Lanza mostra qui un’attitudine spinta al pensiero astratto. Si può vedere, certo, un contrasto. Ma questa filosofia si spiega sempre per piani distinti e senza mescolanza, con, ad ogni livello di analisi, una grande coerenza.
Così della triade Spazio-tempo-movimento di cui gli elementi sono sparsi nell’opera, ma una volta riunita, formano un bello “puzzle”. Lanza del Vasto, pensatore visuale, ha un’esperienza intellettuale molto forte. Respinge vivamente l’apriorismo kantien che riduce lo spazio ad essere solamente una forma soggettiva della sensibilità. Ma non ne ritorna per tanto al realismo obiettivo tradizionale, di tipo aristotelico, : propone una concezione mista, relazionale che vede lo spazio come » l’interfaccia » dello spirito e delle cose. Sul Tempo, la sua riflessione è più complessa, più laboriosa. Ho avuto, lo confesso, alcune reticenze ad aderire ; ma al termine di questa lunghezza rimprovero, li ho visti smorzarsi. Lanza non è probabilmente un filosofo della storia, ma è buono un pensatore del Tempo. Ne direi altrettanta la domanda del Movimento, il terzo termine della triade : non mi aspettavo di un’analisi di una tale profondità. Nella sua gioventù soprattutto, l’autore ha avuto delle intuizioni » mobilistes » abbastanza notevoli, contemporanee delle teorie di Einstein che l’interessavano molto.
Ma lo Scibile razionale non ha solamente un contenuto astrae : si apre al mondo reale, e Lanza vuole rendere conto di questo sforzo che ha per nome : la Scienza. Che egli lei critico, come altri, Giacomo Ellul, Heidegger, Hans Giona, ed alla stessa epoca, non impedire che ne rispetti la dignità intrinseca. È il dévoiement della Scienza per l’utilitarismo e lo spirito di profitto che Lanza denuncia, non la conoscenza scientifica lei stessa. Del resto, l’interesse dell’autore per la fisica quantistica l’aiuto a costruire una teoria molto moderna della Materia come fascio di energie, questo essere-a-dire come rete di relazioni.
Al di sotto la Materia, la Vita. Lanza, poeta cosmico, spiega qui un vasto affresco del regno dei vivente, socio ai due poli del ritmo vitale : quello della passività restauratrice, il Sonno che simboleggia la lentezza della vita vegetale, ; quello dell’attività distruttrice, la Fame che si scatena nel mondo animale. Ci sarebbe molto a dire su questa poetica. Una parola solamente sull’evoluzionismo che Lanza critico come dottrina riduttore, ma di cui si ispira manifestamente quando rilegge la Genesi come una Salita delle anime viventi. L’evoluzione, senza essere creatrice, non è formato l’anche dell’atto creatore ? Lanza non è lontano da ammetterlo. La sua critica di Teilhard di Chardin, parimenti, chiamerebbe probabilmente alcune sfumature. Qui, forse, degli elementi affettivi hanno un po’ colorato il suo giudizio.
3. Accanto alla Sensibilità e dell’intelligenza, o piuttosto al di sotto, Lanza pone la Volontà, che associa all’Etica ed alla Religione. Ma lo studio di questa terza facoltà avrebbe implicato di approfondire l’aspetto morale, comunitario e non violento del suo insegnamento, ma anche il suo pensiero politico (oggetto della tesi di Bernard Dupont), o ancora il suo ruolo, siccome l’ha mostrato Federico Vermorel, il suo ruolo di precursore del dialogo interreligieux. Lasciando queste ricerche ad altri, ho preferito dedicato mio terzo partita a Lo spirito E La Conoscenza, questo essere-a-dire qui la conoscenza filosofica o spirituale, in quanto sopra-razionale, ma non anti-razionale in una parola, alla Metafisica. È oggetto del secondo volume, e ci conduce al centro ed alla cima della filosofia teorica di Lanza : la sua dottrina della Relazione.
Il ritmo di questa terza parte è lo stesso che quello dei due altri. Parte dalla facoltà soggettiva riguardata qui : lo spirito qui : la Filosofia qui : l’Io, l’essere, la Relazione. C’è più di un gioco là di concetti o un valzer a tre tempi. Lanza vede la struttura fondatrice ed estremo di ogni realtà, in equilibrio tra intériorité ed esteriorità, tra i Dentro e l’Esterno. L’interno e l’esterno si uniscono nello alterno che li integro e li supero. Così ogni essere, al suo posto nell’immensa piramide delle relazioni universali che Lanza paragona ad un » mobile » di Calder, è al tempo stesso equilibrio in sé, unità degli elementi che lo compongono, ed in relazione con altri in un equilibrio più vasti e superiore. » Tutto si tiene », non in modo statica, ma sottile e mobile, vivente ed attiva. L’immagine dell’entrelacs, cara a Merleau-Ponty trovo qui la sua forma concettuale e teorica, ma tanto estetico e simbolico, come nel bello » annodatura borroméen » chi ornava la prima edizione della Trinidad spirituale :
Lo spirito, dunque, è in sé un n. Lanza declina all’infinito le loro risonanze e loro armonico. Intelligenza e Sensibilità fondono nella Volontà, Scienza ed Arte culminano nell’etica e la Mistica. Alla cima ed alla sorgente di questa unità triadica, l’autore scopre in 1925, in un abbagliamento che deciderà della sua conversione, la Trinidad divina. Ritrovando al suo modo l’antica dottrina agostiniana dei vestigia Trinitatis, vede l’uomo immagine di Dio portare in si questo mistero della distinzione nell’unione. Ma questa fuga teologica cristiana resta molto sobria, e Lanza non costruisce là sopra un nuovo dogma trinitaire. Gli fa illustrare solamente ed illuminarlo, dice, » per sotto. »
È impossibile riassumere qui, stesso in alcune parole, le altre dimensioni di questa metafisica. La sua concezione no-intellectualiste dell’Io, appoggiato su un esame attento del Cogito cartesiano, e stappando sulla grande tradizione della conoscenza di si. Il suo concezione no-idealista dell’essere, appoggiato su una critica stretta del Critica kantienne, e stappando su un’ontologia relazionale che vede l’essere, in primo, non nelle cose, ma nei legami tra le cose. La sua riformulazione completa del Tavolo delle categorie di Kant perché questo poeta si rivela alla sua ora, un logico agguerrito ! Infine, la sua Dialettica della Conciliazione, e non della contraddizione, appoggiata su una confutazione in profondità del pensiero hégélienne, e stappando su una metafisica della Relazione infinita. Deus sive natura, no, potrebbe si fargli rispondere a Spinoza ; ma Deus sive relatio sive amore, sì !
In quanto ai prolungamenti, per definizione, mi scappano in grande parte. Pubblicazione di questo lavoro, se la giuria io incoraggio ? Ma occorrerà anche un editore convinto. Pubblicazione degli scritti filosofici di Lanza che potrebbe, in un volume, riunire le sue tre tesi, nettamente più corte della mia !) ed alcuni manoscritti ? Occorrerebbe, qui ancora, un grosso lavoro di traduzione, ed un editore interessato. Approfondimento del suo pensiero per altre tesi ? Una di esse [quella di Yaël Vite-Comet] è in corso, all’università di Pau e dei Paesi dell’Adour, su suono, Un Simposio si terrà l’anno prossimo [il 20 maggio 2006] a Tolosa, per il venticinquesimo compleanno della sua morte, ; perché non in altri luoghi ?
Più largamente, e più concretamente, non si saprebbe dimenticare gli stili di vita che conseguono di questa filosofia e è in armonia con lei : il non violenza come sorpasso dei conflitti per la ricerca della conciliazione, la vita comunitaria come moda di divisione ed impegno di lei » persona-in-relazione », direbbe Emanuele Mounier ; l’ecologia come preoccupazione di armonia e, direbbe Hans Giona, » risposta alla chiamata muta della vita » ; l’intesa intelligente e benevola tra le diverse religioni Altrettanto di valori che Lanza portò alto, al tempo dove parlava nel deserto, e di cui tutti invitano oggi che sono a promuovere. La comunità ed il movimento internazionale dell’arcata, tutto specialmente, in porta testimonianza. Che il vento soffia nei suoi veli !
Ma il mio sforzo di riflessione non includeva questi prolungamenti pratici, ed io tuo, per concludere, a segnare i limiti della mia ricerca. Questa se ne tiene all’aspetto teorico del pensiero di Lanza del Vasto, considerato del punto di vista concettuale e sistematica. Si interessa, in lui, al Filosofo e, se questo titolo non è troppo pesante, al Metafisico. Vuole attirare l’attenzione dell’università francese su un µY Non sono qui né il suo avvocato incondizionato, né il suo difensore ideologico, ma un ricercatore felice di dividere i frutti di un’avventura intellettuale, e pronta a dibattere ne in modo serena. Tanto mi rallegro di questa opportunità di esaminarlo alla luce del vostro scibile o, per dire meglio, della vostra scienza. E poiché oramai il tempo ne è venuto, mi presto volentieri, Signora, Spettabile Ditta, al gioco – addirittura al fuoco – del vostro giudizio e delle vostri quaestioni.
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