La Montée des âmes vivantes. Una metafisica della creazione

Retour
Lanza del Vasto (1901-1981), La montée des âmes vivantes, Denoël, 1968

Lanza del Vasto (1901-1981), La montée des âmes vivantes, Denoël, 1968

2015 Articles

Daniel Vigne, « La Montée des âmes vivantes : una metafisica della creazione », », dans Lanza del Vasto. Filosofo, teologo, e nonviolento cristiano. Uno sguardo critico sull’opera omnia, éd. A. Bongiovanni – P. Trianni, Ariccia, éd. Aracne (coll. Missio Dei), 2015. [pdf]

La Montée des âmes vivantes : una metafisica della creazione

Nell’opera di Lanza del Vasto, La Montée des âmes vivantes occupa un posto particolare, all’incrocio della Bibbia e della scienza, della Rivelazione e della ragione, della fede e della filosofia.

Quando intrapende questo Commentario della Genesi (sottotitolo del libro), nel 1960, l’autore vuole concretizzare un progetto molto anziano, di riflessione sulla struttura spirituale del mondo. Di fatti, quando era studente a Pisa negli anni 1925, erano già le stesse questioni che lo preoccupavano : Cos’è la materia ? Cos’è la vita ? Quale è il posto dell’uomo nell’universo ?

Pero c’è una grande differenza tra il sistema filosofico che edifica in quel tempo ed il commentario che uscirà nel 1968 sotto il titolo La Montée des âmes vivantes. Di fatto, nella sua tesi di filosofia del 1927, si vede che le referenze bibliche sono pochissime (tre o quattro in tutto). Il sistema tiene da solo, e il testo sacro non fà che illustrarlo in modo marginale. Invece qui, la Bibbia e presa come testo di riferenza, ed il pensiero di Lanza non fà che provare di capirlo nella sua profondatà e fecondità proprie.

Il giovane filosofo è adesso diventato un uomo dello Spirito, un saggio. La questione che dunque puo guidarci oggi, e che vi propongo come asse di relettura di questo libro, sarebbe : quale è il rapporto tra l’aspetto razionale, o meglio intellettuale, del suo pensiero, e quest’aspetto spirituale e biblico ?

Sarebbe passato Lanza dal concetto alla credenza, dal ragionamento all’adesione di fede pura ? In altri termini, nella Montée des âmes vivantes, bisognerebbe sapere se l’autore si fà teologo o rimane filosofo, se da priorità alla fede sulla ragione o se trova nella Bibbia un pretesto per sviluppare le sue proprie idee.

Mi sembra chiaro che questo dilemma deve essere sorpassato. Ogni pagina del suo commentario ci mostra che lo stile come il contenuto non sono quelli di un esegeta patentato, ma neppure di un dilettante. Conosce a fondo e considera come divinamente ispirato il testo sacro che studia, pero lo fà colla sua propria intelligenza, in modo libero ed originale.

Così l’avevano fatto, in tempo loro, Origene o Basilio di Cesarea. Lanza, mi sembra, riannoda con un modo di lettura della Biblia anteriore alla divisione tra la lettura « autorizzata », sia dogmatica, sia scientifica, e la lettura « edificante », poetica o moralizzatrice. Diciamo che quest’opera presenta tutti questi caratteri insieme, ed uniti. Per ciò, forse, i professionisti della Bibbia non si sono tanto accorti della sua esistenza. Ad altri, invece, e paradossalmente ai credenti, il libro puo sembrere difficile.

Vi propongo di percorrerlo con questa chiave : La Montée des âmes vivantes è, di tutti libri di Lanza del Vasto, quello che fa il meglio apparire l’unità profonda (o, se uno preferisce una doppia negazione : la ‘non-separabilità’) tra fede e ragione. Di questa chiave di lettura, tenteremo di verificare la pertinenza. Per questo, ho schelto sette punti che toccano alle principale tesi del libro, nei campi dell’esegesi, della cosmologia, della fisica, della biologia, dell’antropologia, dell’epistemologia, e finalmente della teologia (i quattri ultimi saranno soltanto menzionati). Ognuno di questi campi, di fatti, si presenta come marcato da una tensione, anzi di una contradizione, che Lanza assume e supera, non in modo dialettico di tipo hegeliana, ma secondo ciò che lui chiama, altrove, une « dialettica della conciliazione », cioé delle’unione nella distinzione e la complementarità.

1. Il primo campo sarà esegetico, e la questione è classica : la Bibbia dive vero o no ? Descrive dei fatti, o racconta una storia frutto dell’immaginazione umana ? Dice Lanza : « Favola à documento ? Ecco un dilemma inventato di sana pianta, del quale si devono respingere i due termini come inadeguati alla parola biblica » (p. 17). Le prime pagine del libro ci danno, sulla questione, degli schiarimenti molto utili. Ricordando la parola di Aristotele che diceva ; « La poesia è piu vera della storia », Lanza aggiunge : « Si puo dire nello stesso senso : il mito è piu vero del fatto bruto » (p. 16).

L’autore della Genesi non ci raconta, evidentemente, degli avvenimenti come se lui fosse presente per costatarli, ma trascrive questi fatti nella lingua dell’immagine e del simbolo. L’esegesi cosidetta « storico-critica » puo dunque studiare tanto e più gli aspetti linguistici, paleografici, archeologici del testo biblico : questi non sono da escludere, ma da integrare come cammino verso la verità di ciò che il testo dice. È vero che « ci sono aspetti della Bibbia che ci rimarrano sempre nascosti se non sappiamo niente della sua lingua originale », dice Lanza. Ma aggiunge : « Pero, se la scienza delle lingue diventa uno strumento di disconoscenza, è allora che, purtroppo, la lettera uccide » (p. 19).

Così la lettera del testo si presenta a noi come il corpo, necessario ma non sufficiente, di un messaggio piu profondo. Ma come passare dell’esteriorità all’interiorità del testo ? La risposta è un po’ inattesa ; tra ciò che Lanza chiama un combattimento. Perchè la Bibbia non è un libro facile. Dice Lanza : « È un libro oscuro e talvolta un libro orribile. […] Il credente deve affrontare queste oscurità terribili. […] Così si presenta questo combattimento che si chiama commentario » (p. 29, 22).

Il racconto della Creazione, per esempio, conta tre « giorni » prima della creazione del sole, cioè prima di ciò che permette di distinguere i giorni. Incoerenza ? Oppure, presenta gli animali come creati prima dell’uomo, nel capitolo 1, e dopo di lui nel capitolo 2. Contradizione ? Oppure, descrive il cielo, cioè il firmamento, come uno spazio tra le acque più alte e quelle al di sotto. Ingenuità ? « Noi, gli istruiti, sorridiamo della semplicità di queste popolazioni primirive », dice Lanza. « Ma forse è la lettura nostra che è semplicista e primaria. […] Chiediamoci ciò che dicono, invece di credere che credevano che » (p. 75). Così l’esegesi di Lanza si rifiute a separare il corpo e l’anima della Scrittura. Libro umano, libro divino : non dobbiamo scegliere tra questi aspetti intricati – anche se per capire il modo della loro unione, la nostra intelligenza deve affrontare grande difficoltà.

Diciamo dunque, a proposito di questo aspetto esegetico del libro, che la conciliazione (o non-separabilità) tra fede e ragione non è affatto uno schema vago, una mistura concettuale. Al contrario, questo superamento unificatore esige una conversione dell’intelligenza che, da ragione pura, cioè limitata, diventa spirito.

2. La seconda opposizione che La Montée des âmes vivantes ci puo aiutare a superare è di tipo cosmologico. Evoluzione o creazione ? E vero che Lanza si mostra abbastanza critico di fronte all’evoluzionismo come teoria auto-sufficiente, che avrebbe come scopo, dice, di « svuotare del suo senso e di farsi gioco del primo articolo di fede : Credo in un solo Dio […], Creatore del ciela e della terra » (p. 95).

Lanza critica qui l’evoluzionismo come ideologia materialista, non come teoria scienfica. L’evoluzione è un fatto – e il titolo stesso del libro ammette questo fatto della « salita », cioè della complessificazione progressiva delle forme viventi. Ma il senso di questo fatto non si riduce a ciò che chiama « la meccanica dei casi incrociati » (p. 95). Escludere ogni orientamento spirituale, anzi ogni caretere miracoloso al fatto dell evoluzione, sarebbe restringerne la comprensione.

« Come ? Voi negate l’evoluzione ? » dice Lanza. « No, rifiutiamo soltanto di farne questa divinità indefinibile […] che farebbe uscire tutto da niente, essendo se stessa uscita non si sà da dove » (p. 96). L’evoluzionismo come ideologia rifiuta di credere al miracolo. Lanza risponde : « O ragionatori del secolo, se rifiutate di credere al miracolo, dovete allora credere all’assurdo ! […] Vi condannate a non capire niente alla vita […] Poiché ogni vita è miracolo » (p. 95-96).

In modo ironico, Lanza nota che l’evoluzionismo materialista, che vede i viventi uscire meccanicamente dalla materia inanimata, non è che il ritorno alla vecchia idea della generazione spontanea (cf. p. 94). Si burla anche di ciò che chiama la « mistica evoluzionista » come parodia della speranza teologale. Vi vede con Chesterton « un’ idea cristiana diventata pazza » (p. 98).

Tra fede e ragione, in verità, è la distinzione dei piani che condiziona la loro unione. La teoria dell’evoluzione non puo sostituirsi ad una comprensione spirituale del mondo. Non entra in concorrenza con la fede nella creazione, ma piottosto in convergenza con essa. Lanza lo dice in modo solenne :

Finalmente, cosa c’è nella Scrittura e nel Dogma che sia contrario ad una visione evolutiva del mondo ? Purché sia ben intenso che è Dio che fomenta de orienta l’evoluzione […]. L’evoluzione è la forma che prende l’atto creatore nella materia vivente. […]. Non c’è niente da ridire a tale visione, ed anzi il racconto della Genesi lo illustra magnificamente. (p. 123)

Ma di nuovo qui, si deve precisare che la conciliazione tra le due visione non è una semplice sovraposizzione. Lanza vi aggiunge un idea originale, che ritrova da Shri Aurobindo : l’idea d’evoluzione come involuzione, cioè come ritorno. Il termine finale del movimento « evolutivo-creativo » è identico al suo Principio originario. « In ogni essere, in ogni anima », dice Lanza, « in ogni spirito, c’è un seme di grandezza, un aspirazione verso il tutto. Ogni briciola di essere deve aprirsi un varco di ritorno a Dio » (p. 59).

Così i piani superiori ai quali l’evoluzione permette di accedere preesistono già come orizzonte o promessa nelle forme inferiori. La salita naturale delle anime viventi è la risposta ad una chiamata soprannaturale. Non concorrenza, ma convergenza. I creazionisti fondamentalisti, che leggono la Bibbia alla lettera e respingono il discorso scientifica, dovrebbero leggere questo libro, ma anche gli evluzionisti atei e materialisti, che non vedono nel cosmos nessuna traccia di transcendenza.

3. Il terzo punto della nostra indagine tocca precisamente alla materia. Lanza costata che l’antica rappresentazione della materia è stata completamente cambiata dalle scoperte della fisica moderna. Si pensava – così da Cartesio – la materia come inerte, e si cercava fuori di essa la causa del suo movimento. Ma la fisica nucleare ci ha imparato che l’energia non è una realtà separabile dalla materia. Energia e materia sono due forme di una unica realtà. L’inerzia non è che l’incontro tra due forze che si annullano momentaneamente. La materia stessa non è che l’incrocio di energie che possono essere liberate, come si sà, in modo esplosivo.

Lo dice Lanza : « L’Energia è la sostanza della Materia » (p. 133). « Là dove s’incontrano due o parrechie energie, ivi si produce un corpo ». (p. 87). O encora : « Questa energia impedita e fagottata fa figura di contro-energia. La materia diventa il polo negativo dell’energia » (p. 66).

Ma come ogni opposizione, la polarità Materia-Energia si trascende in un terzo termine che conjunge le due altri : la Luce. Meditando il famoso Fiat lux della Genesi, Lanza vi riconosce piu di un simbolo : la realtà originaria di tutto ciò che esiste, sia in modo materiale, sia in modo energetico. La luce stessa, come le sanno i fisici, puo essere descritta sia in modo corpuscolare, sia in modo ondulatorio. Così terra e ciela, nella fisica come nella Bibblia, non sono che forme diverse di quest’unica sostanza. « Si puo considerare il mondo come una malattia della luce », diceva Einstein citato da Lanza (p. 67)…

Costatiamo qui, forse un po’ sorpresi, quanto le teorie fisiche contemporance interessavano Lanza, e da molto tempo, come l’ho sottolineato in parrechi capitoli del mio studio sulla sua filosofia[1]. Anza la fisica quantica era stata notata da lui gia dagli anni 1920. Ma qui, e specialmente nei primi capitoli del libro, questo sapere scientifico entra in dialogo con la saggezza biblica – e non sono tanti autori a riuscire a metterle in legame, in modo così intelligente e gustoso. Dicevamo « concilia-zione » : si protrebbe dire « riconciliazione », tanto il libro congiunge sapienza antica e sensibilità moderna, spiritualità e razionalità[2].

4. Rimangono quattro campi nei quali si puo verificare l’idea-chiave della mia relazione. Evocchiamoli brevemente. Sul piano biologico, cioè della conoscenza della vita, Lanza ha une riflessione molto ricca sulla specificità del vivente, all’articolazione della leggi e del caso, della necessità e della libertà. Né integralmente determinato, né indeterminato, l’essere vivente è complesso – e si sà che la complessità non si riduce alla complicazione.

La vita non è una cosa, ma piuttosto une direzione. È la vita che inizia il movimento di involuzione, cioè di ritorno delle cose create verso il loro Creatore. D’altronde, dice Lanza, « È al grado piu basso delle’energia degradata, il calore, al grado piu basso del calore, il tepore, nella materia piu bassa, la putrefazione, è là che il corpo vivente cresce, prospera e si raddrizza » (p. 118). Movimento paradossale, dunque, che annuncia il terzo Regno : dopo quelli della Materia e della Vita, quello dello Spirito, cioè dell’Amore, che avviene coll’Uomo.

5. Su questo quinto piano, antropologico, il talento di Lanza esplode. La sua conoscenza dell’uomo – e della donna – è di una finezza stutturale e di une profondità veramente eccezionali. Ma è già l’uomo stesso che si presenta come una creatura eccezionale : « un essere intermediario, un essere doppio, un passaggio », dice Lanza. E spiega : « Dai tempi piu remoti […] gli uomini si sono sentiti sospesi tra terra e cielo » (p. 138). Dualità superata che fà dell’uomo, nello stesso tempo, un essere corporale e spirituale. Un vivente (zoon) creato lo stesso giorno dagli animali, ma differente da loro poichè immagine di Dio.

Così i due aspetti, di continuità e di discontinuità, di naturalità e di soprannaturalità, sono in lui uniti, l’uomo essendo precisamente il nodo dell’universo, microcosmos e microtheos. Un essere stellare, raggiante in tutte le direzioni, che Lanza ama simbolizzare col cosidetto « Sigillo di Salomone », una schema che da solo, richiederebbe un giorno intero di studi ! Ecco lo schema che rassegna la meditazione del capitolo IV della seconda parte (p. 179-195), dedicato all’uomo : per forza, ci contentiamo di presentarlo in francese, nella sua affascinante complessità :

etoile_03_jpg

Come si vede, nell’uomo, intelligenza e spirito, animalità et religiosità, s’intrecciano senza confusione. Di nuovo si verifica qui che la dimensione razionale non indebolisce, ma completa e conferma la dimensione spirituale.

6. Non avrò qui il tempo di mostrare, sul piano teologico, come Lanza congiunge in questo libro due eredità : quella cristiana, centrata sul mistero della Trinità, e quella delle altre religioni, anzi del pensiero umano in genere, dove ritrova dapertutto la stesse « ternarità » diversamente espressa. « Nella simbolica di tutti ; tempi e di tutti i paesi », dice, « si trovano allusioni a questi Tre che sono Uno » (p. 46)…

Intuizione decisiva e centrale, perno di tutta la sua filosofia. La seconda parte della mia ricerca sulla sua filosofia, appena uscita, ne farà conoscere parecchi aspetti, specialemente sul piano della conciliazione delle religioni[3] e su quello, filosofico, della discussione con Hegel[4]. Il lettore si potrà riportare a queste analisi, ma anche al « maestro libro » di Lanza del Vasto stesso : La trinità spirituale[5], nelle sue prime pagine dedicate a questo soggetto.

7. Ma veniamone al settimo punto annunciato, certamente il piu importante nel messaggio del libro. Concerne il piano epistemologico, cioè la questione della conoscenza, che occupa gli otto capitoli finali.

Sul principio, Lanza rimane fedele alla sua convizione : l’intelligenza umana è fatta per la verità, come l’occhio per la luce, e nella contemplazzione della verità, ragione e fede convergono, anza si rinforzano l’una l’altra. Pero si deve costatare che quella complementarietà, nella storia umana, è stata continuamente denegata dall’intelligenza stessa, che rifiuta di aprirsi alla sua dimensione spirituale. Questo, per Lanza, è il peccato « originale », cioè costante ed attuale.

Chiusura della spirito su se stesso e sui propri interessi, escluendo la gratuità che è uno dei nomi della grazia. Rifiuto di fidarsi ad una Parola esterna e paterna, quella di Dio, ormai percepita come autoritaria ed arbitraria. Il peccato originale – ed attuale – è la caduta della conoscenza fuori del suo ambiente nativo, cioè la contemplazione amorosa del Vero. Questa distorsione dell’intelligenza la restringe ai suoi aspetti calcolatori, speculatori, manipulatori, e finalmente distruttori.

Ma il rimedio non è assente da questa analisi abbastanza pessimista. Lo spirito umano, caduto nelle spine dei suoi smarrimenti, puo ritrovare il cammino del Vero. Puo iniziare la sua involuzione, o meglio la sua conversione. Usciti dal Paradiso, ne conserviamo il ricordo ed il gusto. Sappiamo bene, in fondo, che il nostro pseudo-sapere del bene e del male, quello che abbiamo strappato dall’albero edenico, è un frutto di morte. Tra tutto il suo commentario, Lanza non fà che svegliare nel lettore il desiderrio di ritornare alle sorgenti di una conscenza vera, autentica, guarita.

Le ultime linee del libro traccino la via di questo « grande Ritorno », che non è soltanto epistemologico, cioè affare di conoscenza, ma etico ed affare di vita. Leggiamo :

Se il Peccato originale è l’appetito di godimento, di lucro e di dominazione, il ritorno è la via dell’Umilità, del Dono, del Sacrificio. In queste tre parole, tutta la lege ei Profeti, non soltanto quelli del nostro ovile ma anche di tutti gli altri ovili. In queste tre parole, il Vangelo […], l’esempio dei martiri e l’insegnamento dei savi. […] In queste tre parole, la risalita delle anime viventi incontro allo Spirito vivificante ! (p. 277)

Umilità, dono, sacrificio : la meditazione di Lanza del Vasto sulle origini del mondo, nella Montée des âmes vivantes, si rivela qui nella sua vera profondità. Il scopo di questo libro non è, di fatto, di impararci delle cose sul nostro passato, ma di aprirci una via nuova verso il futuro. Umilità, dono, sacrificio : ecco un programma di avvenire et di salvezza per l’umanità.

____

  1. Daniel Vigne, La Relation infinie. La philosophie de Lanza del Vasto, vol. I : Les Arts et les Sciences, Paris, Cerf, 2008, p. 571-580 e p. 697-720.
  2. Come Presidente dell’Associazione degli Amici di Lanza del Vasto, faccio qui un appello a tutti i progetti di traduzioni e di publicazioni di libri dell’autore o su di lui. Trent’anni dopo la sua morte, il tempo è venuto di farlo conoscere in modo piu ampio, ed anche in altre lingue. Lanza del Vasto è stato, diciamo, un genio italo-francese. Adesso tocca a noi, francesi ed italiani, e specialmente agli universitarii come noi qui presenti, approfondire e diffendere, come lo facciamo oggi, quest opera eccezionale. Conto sulle vostre competenze ed il vostro aiuto !
  3. Daniel Vigne, La Relation infinie. La philosophie de Lanza del Vasto, vol. II : L’Être et l’Esprit, Paris, Cerf, 2010, p. 369-420.
  4. Ibid., p. 685-688.
  5. Lanza del Vasto, La Trinité spirituelle, Paris, Denoël, 1971, p. 19-28.

À lire aussi

To top